Da qualche parte si dovrà pur cominciare
Bucarest, anni Cinquanta.
Constantin è un bambino rachitico che gioca con i bottoni sotto il tavolo della sartoria di suo padre. Cresce in una Romania che sta per cambiare radicalmente, ma sembra avere un talento particolare: sfuggire alle vite che gli vengono assegnate.
Diventa ginnasta, tuffatore della nazionale, operaio, modello, acrobata. Il suo corpo, un tempo fragile, diventa il suo passaporto.
Night club sul Mar Nero e in Transilvania, la Jugoslavia di Tito, una Fiat 2300 carica di valigie, frontiere, tournée. Poi l’Italia, il Circo Orfei, gli elefanti, le roulotte, il suo boxer Vulcan e una nuova identità da inventare sera dopo sera.
Finché deve scegliere: tornare nella Romania di Ceaușescu, dove ormai è considerato un traditore, oppure restare in Italia e diventare un rifugiato politico.
Resta. Ma essere liberi non significa necessariamente sapere dove andare. Continua a viaggiare, cambiare lavoro, cambiare città, cambiare vita. Fino a quando, in un night della provincia italiana degli anni Settanta, incontra una ragazza e, per la prima volta, una ragione per fermarsi.
Molti anni dopo, in una casa di campagna vicino a Bucarest, suo figlio gli chiede di raccontare tutto.Tra vino, ricordi, omissioni e domande arrivate con decenni di ritardo, emerge la storia di un uomo che ha passato l’esistenza a ricominciare. E quella di un figlio che, per capire finalmente suo padre, deve tornare con lui fino all’inizio.
